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Codice Appalti, imprese ed enti locali premono per il decreto correttivo


Il nuovo Codice Appalti non è ancora decollato e gli operatori pensano già al correttivo per risolvere tutta una serie di difficoltà operative. Rappresentanti degli Enti locali e delle imprese, intervenute in audizione davanti alle Commissioni Ambiente della Camera e Lavori Pubblici del Senato, hanno suggerito modifiche per poter lavorare entro parametri più certi. In generale, a destare maggiori critiche è l’obbligo di mettere a gara il progetto esecutivo anche nei piccoli interventi, mentre quasi tutti ritengono necessario un periodo transitorio e il ritocco delle soglie di importo per l’utilizzo dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Le osservazioni riguardano anche il subappalto e il rating di legalità e di impresa. Finco, Federazione Industrie Prodotti Impianti Servizi ed Opere Specialistiche per le Costruzioni, ha proposto che, per qualche mese, si potrebbe mandare in gara il progetto definitivo con alcune integrazioni in grado di renderlo attendibile. Dello stesso avviso la Conferenza delle Regioni, che chiede perché, a fronte del progetto esecutivo, è obbligatorio il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Si tratta, sostiene la Conferenza delle Regioni, di una scelta che fa lievitare i tempi e i costi della gara e che non risulta opportuna per le opere minori. La Conferenza delle Regioni ha giudicato difficile l’indicazione della terna di subappaltatori nella fase di presentazione delle offerte. Potrebbe infatti accadere, sostiene, che le imprese perdano i requisiti di idoneità durante lo svolgimento della gara. Non è poi chiaro, sottolinea la Conferenza delle Regioni, se l’indicazione delle imprese subappaltatrici crea un vincolo che impedisce la collaborazione con altri soggetti. Per risolvere queste criticità, nell’audizione è stato proposto che la terna dei possibili subappaltatori venga indicata al momento della stipula del contratto, cioè quando l’impresa ha già vinto la gara e deve offrire delle garanzie sulla sua capacità di portare a compimento i suoi incarichi. La Conferenza delle regioni ha chiesto che l’offerta economicamente più vantaggiosa sia resa obbligatoria a partire dalle gare di importo pari o superiore a 2 milioni di euro. L’associazione nazionale costruttori edili (Ance) ha proposto che, fino a 2,5 milioni di euro sia utilizzata l’esclusione automatica delle offerte anomale col metodo antiturbativa. L’Ance ha sottolineato la necessità di prevedere un periodo transitorio per dire addio gradatamente all’appalto integrato e salvare le procedure già avviate a cavallo della vecchia e della nuova normativa. Per poter avere la certezza sui requisiti delle imprese, gli edili hanno chiesto inoltre l’estensione del rating di legalità anche per le aziende con un fatturato inferiore a 2 milioni di euro. È stato infine proposto di strutturare il rating di impresa in modo da poter tutelare le piccole e medie imprese.

#codiceappalti

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