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Appalti: il CdS sulla differenza tra proposte migliorative e varianti nelle gare

January 16, 2017

 

Il Consiglio di Stato, Sez. V, con la sentenza n. 42 del 10 gennaio 2017, si è pronunciato sulla differenza tra proposte migliorative e varianti nelle gare di appalto. I giudici di Palazzo Spada hanno affermato che “In sede di gara per l’aggiudicazione di un contratto pubblico, le soluzioni migliorative si differenziano dalle varianti perché le prime possono liberamente esplicarsi in tutti gli aspetti tecnici lasciati aperti a diverse soluzioni sulla base del progetto posto a base di gara ed oggetto di valutazione dal punto di vista tecnico, rimanendo comunque preclusa la modificabilità delle caratteristiche progettuali già stabilite dall’Amministrazione; le seconde, invece, si sostanziano in modifiche del progetto dal punto di vista tipologico, strutturale e funzionale, per la cui ammissibilità è necessaria una previa manifestazione di volontà della stazione appaltante, mediante preventiva previsione contenuta nel bando di gara e l’individuazione dei relativi requisiti minimi che segnano i limiti entro i quali l’opera proposta dal concorrente costituisce un aliud rispetto a quella prefigurata dalla pubblica amministrazione”. In definitiva, sono considerate proposte migliorative in una gara d’appalto tutte le precisazioni, integrazioni e migliorie che attuate allo scopo di rendere il progetto prescelto meglio corrispondente  e rispondente alle esigenze proprie della stazione appaltante, a condizione che non vengano modificati ed alterati i caratteri essenziali delle prestazioni richieste, in quanto ciò implicherebbe una totale divergenza e un radicale discostamento dall’oggetto della gara stessa.Tra l’altro, nel caso di specie, il disciplinare di gara prevedeva la valorizzazione di proposte migliorative volte al perseguimento di vari obiettivi, tra i quali la riduzione al minimo dell’impatto ambientale dell’opera o ancora la diminuzione dei rischi per la sicurezza in fase di esercizio.

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