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Nuovo Codice Appalti: una riforma da decifrare


Sono trascorsi ormai quasi 9 mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale ed entrata in vigore del Decreto Legislativo 18 aprile 2016, n.50 che, in attuazione a quanto previsto dalle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE, ha riformato in Italia il mondo degli appalti pubblici. Mentre in Parlamento si lavora sui primi correttivi, i Ministeri (quello delle Infrastrutture su tutti) e l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) si operano per la pubblicazione delle disposizioni attuative necessarie per completare la riforma, la domanda nasce spontanea: il mondo dei lavori pubblici come ne è uscito dopo la riforma? Una domanda che potrebbe sembrare banale ma a cui, in realtà, nessuno riesce a dare una risposta univoca. Negli ultimi mesi non sono, infatti, mancate critiche positive e negative dalla stampa di settore divisa tra chi è convinto che le nuove regole abbiano semplificato il settore facendo decollare i bandi e chi, invece, l’ha criticata (come la nostra redazione) perché convinta che abbiano mancato gli obiettivi principali della legge delega (semplificazione e qualità progettuale su tutti). Certamente, ciò che non facilita l’analisi delle nuove regole è l’assenza dei provvedimenti che mano a mano avrebbero dovuto completare la riforma, e la staticità di alcuni decreti che non hanno apportato nulla di nuovo al settore essendo delle mere copie dei vecchi provvedimenti (si veda ad esempio il decreto parametri o quello sui livelli di progettazione ancora in esame). Proprio per questo motivo abbiamo proposto ai nostri lettori un sondaggio che sulla riforma chiedeva se fosse necessario:

  • completarla

  • migliorarla

  • riscriverla

  • non so rispondere

Ad avere la meglio è stato l’ultimo punto che con un 38% ha messo in luce la difficoltà degli operatori del settore a decifrare questa riforma. Al secondo posto, con un 30%, gli operatori che hanno ammesso la necessità di dover riscrivere la riforma. Su questo punto non sono mancate le critiche di chi sostiene ad esempio la necessità di far riscrivere la riforma “qualcuno che sia uscito dal proprio Ufficio almeno una volta” o di chi l’ha definita “Una delusione, un’occasione sprecata. Un codice scritto senza aver ascoltato le imprese“. Solo al terzo posto con un 21% le risposte di chi ritiene che la riforma vada solo migliorata, e su questo punto avrebbe certamente senso puntare su un correttivo che possa sistemare le tante problematiche che negli ultimi mesi sono state evidenziate da Professionisti e Costruttori, e all’ultimo posto con l’11% le risposte di chi invece pensa sia necessario completare la riforma con tutti i provvedimenti attuativi.

#nuovocodiceappalti

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