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Il crollo degli Appalti Pubblici in Italia: di chi è la colpa?


Il Comunicato del Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) 13 luglio 2016 ha fatto il punto sulla situazione relativa alla domanda degli appalti di lavori, servizi e forniture dal 2014 al primo semestre 2016

I dati illustrati dal Presidente Raffaele Cantone hanno evidenziato una situazione preoccupante i cui problemi sembrerebbe abbiano radici che affondano lontano. L’analisi condotta dall’Anticorruzione, dopo aver snocciolato numeri relativi ai bandi contenuti nella Banca Dati Nazionale di Contratti Pubblici (BDNCP), ha parlato di una resistenza degli operatori del settore a digerire le novità del settore, soprattutto da quelle entrate in vigore nell’ultimo trimestre del 2015, e ai numerosi interventi normativi in materia di spending review.

Partendo dai dati pubblicati dall’ANAC, abbiamo provato ad analizzare i valori aggregati relativi agli appalti pubblici di lavori e servizi.

Appalti di lavori

Prendendo in esame gli appalti di lavori di importo compreso tra 40.000 e 150.000 euro è possibile osservare che nel 2016 si è passati da una media 33,48 bandi al giorno per un importo di 2.984.967,65 euro al giorno del periodo 1 gennaio – 18 aprile 2016, ad una media di 11,18 bandi al giorno per un importo di 1.025.259,98 euro al giorno. In numero si avuta, quindi, una contrazione del -66,61% come numero di bandi giornalieri e del -65,65% come importo messo in gara al giorno.

Analizzando gli appalti di lavori di importo compreso tra 150.000 e 1.000.000 euro è possibile osservare che nel 2016 si è passati da una media 30,25 bandi al giorno per un importo di 11.260.315,96 euro al giorno del periodo 1 gennaio – 18 aprile 2016, ad una media di 9,25 bandi al giorno per un importo di 3.510.351,10 euro al giorno. In numero si avuta, quindi, una contrazione del -69,42% come numero di bandi giornalieri e del -68,83% come importo messo in gara al giorno.

Andando, infine, sugli appalti di lavori di importo superiore a 1.000.000 di euro si osserva che nel 2016 si è passati da una media 6,39 bandi al giorno per un importo di 27.282.799,76 euro al giorno del periodo 1 gennaio – 18 aprile 2016, ad una media di 1,38 bandi al giorno per un importo di 7.927.263,37 euro al giorno. In numero si avuta, quindi, una contrazione del -78,40% come numero di bandi giornalieri e del -70,94%% come importo messo in gara al giorno.

Appalti di Servizi

Analoga è la situazione dei servizi, di cui riportiamo di seguito il riepilogo. Prendendo in esame gli appalti di servizi di importo compreso tra 40.000 e 150.000 euro è possibile osservare che nel 2016 si è passati da una media 74,99 bandi al giorno per un importo di 6.206.293,34 euro al giorno del periodo 1 gennaio – 18 aprile 2016, ad una media di 18,99 bandi al giorno per un importo di 1.605.297,85 euro al giorno. In numero si avuta, quindi, una contrazione del -74,68% come numero di bandi giornalieri e del -74,13% come importo messo in gara al giorno.

Analizzando gli appalti di servizi di importo compreso tra 150.000 e 1.000.000 euro è possibile osservare che nel 2016 si è passati da una media 46,43 bandi al giorno per un importo di 16.178.514,20 euro al giorno del periodo 1 gennaio – 18 aprile 2016, ad una media di 13,66 bandi al giorno per un importo di 4.578.403,99 euro al giorno. In numero si avuta, quindi, una contrazione del -70,58% come numero di bandi giornalieri e del -71,70% come importo messo in gara al giorno.

Andando, infine, sugli appalti di servizi di importo superiore a 1.000.000 di euro si osserva che nel 2016 si è passati da una media 15,76 bandi al giorno per un importo di 128.525.015,33 euro al giorno del periodo 1 gennaio – 18 aprile 2016, ad una media di 1,38 bandi al giorno per un importo di 7.927.263,37 euro al giorno. In numero si avuta, quindi, una contrazione del -78,40% come numero di bandi giornalieri e del -70,94%% come importo messo in gara al giorno.

L’analisi evidenzia un dato assolutamente inconfutabile: a parte qualsiasi chiave di lettura, che non può essere esente da un conflitto di interesse palese o nascosto dentro ognuno di noi, la situazione mostra un evidente tracollo del comparto a partire proprio dal 19 aprile 2016. Se poi questo crollo lo si vuole relazionare all’entrata in vigore del nuovo Codice, all’assenza di un periodo transitorio che avrebbe, quantomeno, consentito agli operatori di digerire meglio il cambio normativo, o ai professionisti “gufi” e pessimisti che hanno emesso una “sentenza di morte sulle nuove regole”, non sta a noi dirlo, come non sta a noi capire quali e di chi possono essere le colpe e quali teste debbano saltare. Per questo, il nostro Paese ha manager, dirigenti, ministri, viceministri, sottosegretari pubblici pagati fior di quattrini per analizzare, comprendere e risolvere le problematiche sorte dopo l’entrata in vigore delle nuove regole.

#nuovocodiceappalti

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